pandemic stains desk pietro baroni

La tastiera di un computer raccoglie le nostre tracce biologiche continuamente: grasso e sudore dalle dita che digitano i tasti, droplets (goccioline respiratorie) da bocca e naso. Le storie di ognuno di noi vengono impresse su queste lettere. E se la tastiera viene usata da persone diverse, le storie si mischiano e parlano tra loro.

Pandemic Stains: un dialogo aperto

Con Pandemic Stains non vogliamo creare panico, ma semplicemente far partire un dialogo sociologico e filosofico. Siamo circondati, da sempre, da microbi e batteri; lasciamo tracce di noi, da sempre, ovunque ci troviamo.
Quando da ragazzo facevo lo scout uno dei nostri motti era “lasciare un posto migliore di come lo abbiamo trovato”. Ecco. Io arriverei fin qui nel discorso. Allargherei il pensiero al rendersi coscienti che siamo esseri viventi lascianti tracce di noi stessi ovunque ci muoviamo, anche se pensiamo di averle completamente cancellate. Penso naturalmente all’impronta ecologica che valuta il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. Ora in questo momento di Pandemia non si parla quasi più di cambiamento climatico, di erosione delle risorse e di ecologia.

Ma il nostro futuro è tutto qui. Nel rendersi consci che ogni passo che facciamo modifichiamo l’ambiente che ci circonda e spesso non in meglio.
E voi come vedete i prossimi passi da compiere per rendere la nostra società più ecosostenibile? Su cosa dobbiamo puntare come priorità?